Per definizione l’attività di gioco, nelle sue diverse modalità di fruizione (scommesse, poker, slot machine, ecc..) si caratterizza come passatempo piacevole che permette momenti di distrazione da concedersi rispetto alla solita routine.

Tuttavia, in molte occasioni, questa parentesi di svago comincia a diventare un bisogno che, se non viene soddisfatto, porta ad un senso di insoddisfazione e di disagio rilevanti.

Così può accadere che non si riesce a farne a meno fino ad investirci la maggior parte del tempo e delle energie, fino ad arrivare, nei casi più gravi, a trascurare gli affetti, il lavoro e tutto ciò che potrebbe interferire o distogliere da quella che è diventata ormai la propria attività principale.

Il gioco inizia quindi a delinearsi come un rifugio in cui si può “non pensare” alle difficoltà familiari o lavorative e si può immaginare una vita migliore grazie alla possibilità di vincita.

Possono essere presenti, nello sviluppo del gioco patologico, fattori ambientali come ad esempio la presenza di difficoltà economiche o la mancanza di un lavoro stabile associati magari alla percezione soggettiva ed errata di poter ottenere facili vincite in denaro.

Gli aspetti psicologici implicati hanno a che fare con la mancanza di capacità assertive a livello comunicativo che permettano ad esempio di relazionarsi in modo adeguato nei rapporti interpersonali o con la difficoltà a trovare soluzioni alternative ed efficaci ai propri problemi. Si tende quindi a rintanarsi in un mondo immaginario in cui crearsi il futuro che si desidera.

Oltre a ciò, spesso manca la capacità di autocontrollare il proprio comportamento quando si prova il senso di eccitazione e di brivido davanti ad una slot machine o durante una scommessa così da non riuscire a fermarsi dopo aver vinto ma nemmeno dopo aver perso.

L’ossessività dei pensieri sul gioco e la conseguente compulsività nel comportamento hanno come infausta conseguenza quella di avere necessità di una quantità sempre crescente di denaro.

Tutti i contenuti esposti finora sono esplicativi di quegli aspetti da considerare come segnali di dipendenza patologica: l’incapacità di smettere, la compulsività nel comportamento, pensieri ricorrenti e ossessivi sul gioco, l’isolamento sociale, le perdite rilevanti di denaro, la dilatazione del tempo dedicato al gioco e sottratto alle altre attività quotidiane.

Un altro segnale di dipendenza, egualmente rilevante, è l’illusione del controllo.

Fin dai tempi antichi si è riscontrato nell’uomo il bisogno primordiale di dare una spiegazione agli eventi incomprensibili per poterli prevedere così da avere una percezione di maggiore controllo sulla realtà.

Spesso il giocatore dipendente si attribuisce il potere di conoscere il fato e di controllare l’esito di eventi del tutto casuali. Ciò si manifesta nel contenuto dei suoi pensieri.

È convinto ad esempio che la fortuna gli sarà presto amica e che dopo un determinato numero di perdite arriverà la vincita sperata che cambierà la sua esistenza. Memorizza e ricorda soltanto le esperienze positive di gioco non prestando attenzione ai continui fallimenti e perdite che la dipendenza gli procura. 

La sua corsa forsennata verso la vincita, vista come riscatto personale e sociale, gli impedisce di vedere il baratro verso cui si dirige.


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