Per chi ama il calcio, il Brasile rappresenta un vero e proprio sogno: Pelè, Zico, Ronaldo il Fenomeno, Ronaldinho, fino ad arrivare a Neymar. Insomma, chi pensa al verde e all'oro, pensa al pallone. Ma una leggenda non è d'accordo...

Per chi ama il calcio, il Brasile rappresenta un vero e proprio sogno. Il paese sudamericano è uno dei miti del football mondiale e non solo perchè la Seleçao ha portato a casa per cinque volte la Coppa del Mondo. Il mito del calciatore che spesso si forma per strada o in spiaggia, affinando una tecnica che in Europa possono solo sognarsi, è ancora molto forte nell'immaginario collettivo. E poi basterebbe vedere i campioni che il Brasile ha sfornato nel corso dei decenni: Pelè, Zico, Ronaldo il Fenomeno, Ronaldinho, fino ad arrivare a Neymar. Insomma, chi pensa al verde e all'oro, pensa al pallone. Ma una delle leggende del calcio di quelle parti non è assolutamente d'accordo.

CIMITERO - Parlando al Guardian, Dani Alves ha toccato parecchi argomenti, uno dei quali è il suo ritorno in Brasile. Dopo una carriera in Europa iniziata al Siviglia e proseguita tra Barcellona, Juventus e Paris Saint-Germain, il terzino, che è il calciatore più vincente di sempre, ha deciso di chiudere la carriera alla sua squadra del cuore, il San Paolo. Ma a giudicare da quanto ha raccontato al quotidiano britannico, non sembra essere stata una grandissima idea, se non altro per la situazione in cui versa il calcio brasiliano. "Il Brasile è un cimitero di allenatori e di giocatori. Il nostro sistema si basa sul fare le cose sempre alla stessa maniera. Se qualcuno tenta qualcosa di diverso gli mettono i bastoni tra le ruote perchè, se dovesse funzionare, cambierebbe tutto il sistema".

STABILITÁ - Un attacco diretto dell'ex Barça al mondo del pallone verdeoro, che sorprende ma fino a un certo punto. Già dopo qualche mese dal suo ritorno in Brasile, Dani Alves si era lamentato parecchio. All'epoca il terzino era nel mirino delle critiche perchè non riusciva a essere decisivo ed era sbottato contro un sistema che a suo dire è fallato eccome. "Non c'è stabilità in Brasile. Come puoi costruire una carriera qui? Sono qui da soli 3 mesi e sono già inutile. Sono il più grande giocatore della storia per trofei vinti, eppure c'è un dibattito sulla mia utilità o meno. Ho giocato per 8 anni nel Barça e ​​ho vinto 23 titoli perché lì c'è stabilità, non si costruiscono le cose dall'oggi al domani". E quindi chissà che il futuro di Dani Alves non sia un ultimo ballo in Europa...

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