L’ex attaccante del Khabat Club di Erbil aveva giurato fedeltà ad Al Baghdadi dopo la conquista di Mosul da parte del gruppo terroristico

Il mostro è sempre in agguato. Non sarà il “bau” immaginario dei bambini che si nasconde sotto il letto, il “boogieman” che popola gli incubi dei piccoli americani, lui rintanato dell’armadio. Quasi sempre ha le sembianze del vicino di casa, quello della porta accanto, il tranquillo padre di famiglia di giorno, assassino seriale di notte, come il Green River Killer. A volte, può anche presentarsi in scarpe chiodate e maglia da calcio, come Firas Hassan Hammoudi Hussein, ex calciatore del Khabat Club di Erbil, Kurdistan iracheno.

terrorista

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Firas è stato infatti arrestato dal consiglio di sicurezza regionale del Kurdistan in quanto affiliato all’Isis. La sua confessione, assieme a quella dei complici, è stata resa pubblica lunedì dalle forze Peshmerga, che hanno così sventato degli attentati che la cella terroristica stava preparando a Erbil, capitale del Kurdistan. Firas ha ammesso che, assieme a tre fratelli (due dei quali uccisi in battaglia), si è unito all’Isis dopo che i seguaci del defunto emiro Abu Bakr Al Baghdadi avevano preso il controllo di Mosul. Dopo la caduta dell’Isis, Firas si è trasferito in Turchia, dove ha conosciuto una persona di nome Rami, un altro membro di Daesh (denominazione araba dell’Isis). Poco tempo fa Rami lo avrebbe chiamato per organizzare un incontro per definire i dettagli dell’attentato.

Unico arabo

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“Firas è stato un giocatore del nostro club per molto tempo ed era l’unico arabo. Se la cavava, era un ottimo attaccante - ha detto Kahar al quotidiano curdo Rudaw - Ma quando l’Isis ha conquistato Mosul, ci ha lasciato, facendo ritorno solo qualche tempo dopo”. Il presidente del Khabat Club ha inoltre detto d’aver appreso che Firas era stato ferito quasi quattro settimane fa: “Da allora non l’avevo più visto. Ho poi appreso la notizia del suo arresto quando ho visto il video della confessione”.

indagini

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Le autorità curde hanno fatto sapere che “durante le indagini, i terroristi hanno ammesso di aver pianificato di effettuare attacchi piantando ordigni esplosivi e utilizzando pistole munite di silenziatori. Le indagini hanno concluso che due membri della cellula non sono stati in grado di entrare direttamente in Kurdistan all’inizio di febbraio, e quindi si sono infiltrati in Siria in modo illegale, dirigendosi poi in Turchia e da lì in Iran, da dove sono entrati a Rania e poi a Erbil”. Un monito per ricordare che, anche se l’Isis è stata cacciata dai territori che aveva conquistato, il pericolo costituito dalle varie cellule sparse per il mondo, resta drammaticamente presente.

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