Category Archives: Lega Pro

Caserta, Tedesco: “Foggia grande squadra ma non abbiamo paura”

Questa l’analisi di mister Tedesco nel post partita di Siracusa-Casertana: “Nella prima frazione abbiamo avuto un buon avvio, poi abbiamo spento per un po’ le luci. Nella ripresa siamo stati bravi a partire forte e a pareggiare i conti. Peccato per quel gol incassato troppo presto. Ci siamo riservati nella loro metà campo per cercare nuovamente il pari. Non siamo riusciti nel nostro intento. Peccato. Ciò non toglie che i ragazzi non si sono risparmiati, hanno dato tutto come loro solito. Siamo rientrati negli spogliatoi amareggiati per la sconfitta, ma con la serenità di chi sa di aver dato tutto. Non posso che ringraziare loro l’impegno che mettono in campo ogni giorno. Ora dobbiamo pensare soltanto a lavorare in vista della sfida con il Foggia. Ci troveremo di fronte una grande squadra, ma abbiamo sempre dimostrato di non aver certo paura di giocare certe partite”.



Fonte: casertanafc.it

10 motivi per cui il Foggia non andrà in Serie B

La piazza rossonera sogna. Il traguardo tanto atteso da ben 19 anni pare si stia avvicinando sempre più, le vittorie ottenute dai ragazzi di Stroppa stanno portando a mille il morale nell’ambiente. Ma non sarà così, purtroppo. Il Foggia non andrà in Serie B per motivi che, ai tifosi sono invisibili, ma che invece risultano essere ben chiari e definiti. E che noi, IN ESCLUSIVA, vi elenchiamo qui dettagliatamente:

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10) … Rilassatevi. Buon 1 aprile a tutti!

 

Fonte: foggia.iamcalcio.it

Giuseppe Loiacono, leader silenzioso ma determinato

Domenica ci sarà un’assenza pesante nel Foggia, quella di Giuseppe Loiacono, il calciatore barese infatti dovrà scontare una giornata di squalifica comminatagli dal giudice sportivo. Il difensore classe 91′ è a Foggia da cinque anni ormai, e in quasi tutte le stagioni da lui disputate si è ritrovato a dover “inseguire” il posto da titolare con sudore, impegno e sacrificio. Tuttavia nel corso della sua esperienza in rossonero Loiacono si è ritagliato un posto importante nello spogliatoio, che gli ha difatti consegnato il ruolo di vice capitano. Essendo un uomo importante per i suoi compagni ha sempre cercato di essere un esempio, e nonostante non abbia quasi mai iniziato un campionato da titolare, non ha mai alzato la voce cercando di fare il suo ruolo al meglio, qualunque esso fosse.

Loiacono quest’anno sta disputando un campionato sopra le righe nonostante un inizio di stagione per lui in salita, costretto a dover fare i conti con una concorrenza molto agguerrita nel reparto arretrato, che non gli ha permesso di trovare continuità. Poi, nelle poche apparizioni concesse da mister Stroppa, forse l’eccessiva foga nel voler fare bene gli ha procurato due cartellini rossi contro Matera e Casertana. Dopo la trasferta di Reggio Calabria, complice anche l’infortunio di Angelo che gli ha garantito un maggior minutaggio, è diventato un titolare inamovibile dello scacchiere rossonero specializzandosi da terzino destro, non proprio il suo ruolo naturale. Da quando c’è lui sulla fascia destra, la difesa il Foggia ha notevolmente migliorato la fase difensiva, subendo meno gol, ma soprattutto consentendo a Rubin una maggiore libertà nelle avanzate e di conseguenza di incidere con i suoi cross spesso insidiosi per gli avversari.

Quest’anno Loiacono ha timbrato il cartellino in due occasioni: contro Cosenza (gol che è valso il momentaneo pareggio) e contro il Francavilla, reti nelle quali ha messo in mostra la sua esultanza semplice ma allo stesso tempo intrisa di forza, con le braccia e i pugni verso il cielo, una grinta che ha esibito alla fine delle partite vinte, ma anche nelle partite in cui c’era bisogno di un maggiore apporto del pubblico, senza tirarsi mai indietro nel chiedere l’ausilio dei propri sostenitori. L’assenza del numero 6 dei satanelli priverà la squadra di un trascinatore che anche quest’anno sta dimostrando di meritarsi le attenzioni del mister. L’augurio di tutti i tifosi rossoneri è che possa portare il Foggia “dall’Inferno al Paradiso”, e per lui che si è unito a questo sodalizio dal primo giorno del ritiro di San Marco In Lamis nel 2012, addirittura qualche settimana prima di Agnelli, sarebbe davvero la gioia più bella.

Fonte: foggia.iamcalcio.it

All’inferno andata e ritorno

Troppo clamore per questa partita, tifosi e media amplificano l’evento, da Lecce giungono segnali di “guerra sportiva “,  parola d’ordine “espugnare lo Zaccheria”.

“Vincere a Foggia” é il grido di battaglia della Lecce pallonara, così ha chiesto la “nord” dopo la partita col Catania, così recitano i manifesti affissi nella città salentina, un mantra per esorcizzare la paura.

Il popolo dei “social” é in fermento, da ambo le parti , leoncini da tastiera, esperti della Minchia, aprono il festival degli stereotipi,  tutti uniti appassionatamente, parolai, etilisti scappati dalle cantine, tifosi occasionali, nani, soubrette e ballerine.

Il campionario umanoide legato a questo mondo c’è tutto, compresi zelanti pennivendoli e improvvisati commentatori della “pelota”.

Fuori dal mondo dei social, questa volta a Foggia si tiene un basso profilo, lo stesso fa la squadra e Stroppa, troppo recente é ancora l’ultima cocente delusione della passata stagione.

Non riesco a prendere sonno, mi giro e mi rigiro, sono quasi le 2,00 , poco dopo mi addormento. Alle 5,30 suona la sveglia, mi sembra di aver preso sonno da 5 minuti, chissà quanto ho dormito.

Il Treno alta velocità parte alle 6,47 da Reggio Emilia, c’è il tempo per una buona colazione al bar della stazione, per l’acquisto dei quotidiani e per una boccata di fumo. L’alba saluta il nuovo giorno e sarà un giorno infinito.

A Bologna si vedono i primi foggiani salire, inconfondibili e in tenuta da trasferta. Il viaggio é appena cominciato.

Preferisco starmene da solo in carrozza ristorante, profilo basso, caffè, cornetto, frutta e spremuta, 3 quotidiani e una rivista. Non bastano,  la tensione sale- Difficile distrarsi, impossibile dormire, sguardo perso all’orizzonte, si vede il mare, nella mente solo il Foggia.

Butto un occhio sui forum, i cancelli aprono alle 12,30, si prevedono file interminabili,  il treno é in ritardo, aumentano i battiti cardiaci. Cambio di programma, disdico il ristorante, non è giornata.

L’adrenalina é a mille. Arrivo a Foggia alle 11,57 con 15 minuti di ritardo, la circolare per lo stadio é già partita,  puntuale come un orologio svizzero. Prendo al volo l’unico taxi, “allo stadio per favore “.

Foggia è immersa in uno struscio senza fine, non è questo il popolo che salta la braciola, sereni e giulivi  sono i 140 mila che non vanno allo stadio, quelli che ci vanno sono già in fila allo Zaccheria. Eccoli  festanti in una fila quasi svizzera già alle 12,10 . Vado al chiosco dei vizi, un panino coi torcinelli e una Peroni non me la toglie nessuno, incurante del fumo della griglia che mi avvolge, quei torcinelli mi inebriano il palato e la Peroni scende giù che é una meraviglia, cose che a San Siro o al Dall’Ara non capiranno mai, non sentiranno mai quell’odore selvatico di una terra lontana e arida dove la partita di pallone non è mai una partita, o un riscatto o una guerra, non siamo Bergamaschi, qui la partita di pallone é un rito tribale, é una religione pagana, fatta di misticismo e di braciola  che ti entra nell’anima sin da bambino e non ti lascia più,  specie se l’odore di questa terra maledetta e unica non la vivi più,  e sei immerso nello smog e nella nebbia di città del nord che non conoscono “i ricch’tell chi cim di r’p”.

Lo Zaccheria é vestito a festa, nel sottotribuna i numeri dei biglietti non contano, chi arriva prima sceglie i posti migliori, cose di Foggia, inizia lo spettacolo , il campo é un’arena,  è l’inferno, il Foggia inizia col piglio giusto e Coletti su punizione la mette quasi dentro.

Al 28’ ennesima verticalizzazione del Foggia, Mazzeo si beve un paio di difensori in corsa, supera in dribbling anche il portiere e insacca. Lo stadio viene giù, una esplosione di gioia irrefrenabile. Cinque minuti piú tardi dopo aver sciupato altre occasioni, Coletti da 40 metri insacca all’incrocio dei pali. É  l’apoteosi.

Mi viene in mente il Matera di Padalino che sotto di 2 gol accorcia le distanze nel primo tempo e ci riprende nella ripresa. Ma mentre i cattivi pensieri sprofondano negli abissi reconditi dei ricordi orribili tipo Fondi, il Foggia si divora altri due gol. Chiricò si intestardisce in una giocata personale con i compagni liberi ed in superiorità numerica e Di Piazza spara a lato davanti al portiere.  Finisce il primo tempo ma non gli incubi.

Questa non è una partita per cardiopatici e non dovrei essere qui, la tensione non si allenta e metto in pratica tutti gli scongiuri del caso. Conto i minuti ad inizio ripresa anche dopo il gol di Deli, 20 anni di fantasmi non si cancellano nemmeno annichilendo il Lecce con gioco, impegno, corsa, agonismo e azioni spettacolari.

Il pubblico dagli spalti urlano “vincere a Foggia vogliamo vincere a Foggia”…in una risposta ironica al mantra leccese che ha preceduto questa partita e poi foggiani e leccesi che cantano insieme “e la  domenica che festa grossa…..”.

Il mio pensiero va a Giovannino, che sta portando la barca in porto, superando unaltra tempesta.  E’ stato per lunghi tratti solo in questa traversata, quando il mare gli si scagliava contro affrontava le onde da solo con la squadra, insultato dai più, anche quando gli mancavano i marinai tipo Mazzeo, ha fatto buon viso a cattivo gioco. E ha attaccato a testa bassa anche la stampa a Melfi: “3 punti e a casa, noi questo campionato lo vinceremo”, ripeteva come un mantra.

Aggiungo che senza i rigori sbagliati di Pagani e in casa con l’Akragas ora i punti sul Lecce sarebbero 8 ed è uno scandalo che il Foggia non ne abbia almeno 15. Uno scandalo e una jella che ci perseguita da vent’anni.

Giovannino lo sa, sa di non aver fatto niente e sa che i carri festanti si svuotano rapidamente se perdi un colpo e se non sei perfetto. Nessuno sottolinea che il gioco del Foggia non lo si vede neanche in B, gioco fatto in verticale e in velocità con uno-due tocchi al massimo.  Se ti fermi un attimo, le folle sono pronte col pollice verso, non ti aspettano, non ti perdonano.

Caro Giovannino devi continuare a vincere e devi continuare a convincere, quei carri li applaudirai  alla fine, tu non ci sali lo so, non é da te, li applaudirai al passaggio e tornerai a casa con i tuoi uomini in silenzio come sei arrivato,  in 500 e non in Ferrari e spero di ritrovarti anche il prossimo anno col Foggia. Ora ti aspettano altre 8 traversate in mezzo agli squali, non hai ancora fatto niente come ami ripetere, allora fallo, fallo per noi.

Il treno al ritorno é più dolce e i miei pensieri si perdono in un tramonto rosso, si torna a casa, con un sogno nel cuore.

Non abbiamo ancora fatto niente.

 

di Vladi